martedì 12 giugno 2007
NYC Video
QUI.
venerdì 8 giugno 2007
Appello
gira questo appello in rete. Lo riporto per dovere civico.
La misura è davvero colma. Sul sito di Repubblica è apparsa questa notizia:
E dunque: "Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E' possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti".
E' una vergogna! Propongo una campagna di moralizzazione dal basso. Cittadini di Roma! E' arrivato il momento di farci sentire.
Vi chiedo di andare davanti al Senato e di attendere che i due figuri che hanno proposto questo scempio osino farsi vedere. Quando saranno ad una media distanza, scaglierete contro di loro quanti più gelati possibile. Consiglio di usare gelati del tipo "ricoperto" abbastanza sciolti, in modo da non fare del male ai due mentecatti e da sporcare i loro vestiti di marca pagati coi nostri soldi.
Agiamo ora! Fermiamo questa vergogna! Siamo poveri, ma non siamo deficienti! Non possono trattarci così!
Per aiutarvi nell'impresa, allego le foto dei due parlamentari, tratte dal sito del Senato.


giovedì 7 giugno 2007
Refurtiva Fiscale

Tesi:
un gruppo di persone, animate da piccole ambizioni personali, dopo aver fallito la carriera lavorativa, si fa eleggere in parlamento e vive sulla "refurtiva fiscale", deroga al sacro diritto di proprietà in nome dell'idea, troglodita, "STATO E' BUONO, PRIVATO E' CATTIVO", occupando il dibattito politico con questioni di minima importanza.
Ipotesi:
Esiste un trade off tra libertà ed uguaglianza.
dunque
La libertà, principio e fine del liberalismo, è FORTEMENTE condizonata dal sistema economico, tramite il prelievo fiscale (in un certo senso coatto) .
Il socialismo reale, per fare un esempo, elimina la libertà per ottenere l'uguaglianza (ovvero priva gli uomini delle risorse e del loro accumulo tramite l'abolizione della proprietà privata; questo semplificando molto).
I diritti politici compaiono per la prima volta in Inghilterra, quando il re chiese al Parlamento nuovi tributi (e Cromwell fa la rivoluzione. In cosa consistevano le richieste del parlamento? Nell'approvazione del bilancio statale). Lo stesso succede in Francia nel 1789 (il re convoca gli Stati Generali per chiedere soldi), per non parlare del "no taxation without representation" – principio cardine della rivoluzione delle colonie Americane. Il rapporto tra fiscalità e politica raggiunge il suo “punto d’arrivo” col suffragio universale, in cui si ribalta uno dei rapporti più duraturi della Storia umana: per la prima volta infatti le decisioni non sono prese da un ristretto numero di persone, possidenti e finanzieri, né da un numero un po’ più largo di contribuenti. Per la prima volta il numero di elettori è maggiore di chi paga le tasse. E dunque, grazie a questa sovrarappresentanza, si impone la tassazione progressiva (nell’800 la tassazione era prevalentemente sui consumi, ovvero regressiva), strumento fondamentale del Welfare state.
Sostengo che quest’ultimo, lungi dall’essere uno strumento per il “bene del popolo”, fu l’unico modo di salvare il capitalismo e i suoi padroni. Dopo il '29 il principio originario del "laissez faire" venne sacrificato in toto in favore dello stato sociale: una macchina enorme e SENZA FRENI – vedremo perché - per la redistribuzione ARBITRARIA delle risorse da parte dello stato centrale, allo scopo di sostenere i CONSUMI delle masse (senza il quale il capitalismo non è possibile: bisogna infatti ricordare che, mentre il commercio è sempre esistito nella storia, più o meno, il libero mercato interno competitivo è una creazione moderna).
L'esistenza di diversi tipi di liberalismo, è possibile grazie al fatto che le democrazie, TRAMITE IL PRELIEVO FISCALE (tasse, imposte, dazi, licenze, ecc. ecc.) ED IL SUO USO, possono aumentare il grado di libertà a scapito dell'uguglianza e viceversa. (Ovviamente potrebbe anche aumentare il grado di libertà a parità di prelievo, ma questo è un discorso che riguarda esclusivamente l'efficienza dell'impiego delle risorse, ovvero strettamente economico). In Italia abbiamo una tassazione di circa, approssimiamo, il 50%. Una pressione fiscale spropositata. Il Berlusca, mentendo allegramente come al solito, promette una riduzione delle tasse, e "riesce ad abbassarle" di un misero 3%. C'è così tanta differenza da poter dire di essersi spostati nel trade off uguaglianza-libertà, ovvero il rapporto che definisce la scuola di pensiero liberale a cui ci si rifà? Una tassazione indiretta (e pertanto regressiva) del 20% è compatibile con un liberalismo che non faccia pesanti compromessi con l'uguaglianza?.
Ma non sarebbe in ogni caso possibile compiere sccelte politiche in grado di spostare effettivamente il punto di equilibrio tra uguaglianza e libertà?
No. I sistemi economici hanno bisogno di stabilità per funzionare e garantire l'efficienza allocativa che ne è la giustificazione. I conti pubblici delle potenze occidentali, condizionati dal debito pubblico e dallo squilibrio nei conti intergenerazionali ( i non ancora nati non godono di rappresentanza politica e storicamente si è sempre scaricato su di loro il peso del debito; fortunatamente per la storia l'economia reale cresceva a ritmi più sostenuti rispetto ai tassi di interesse nominali) non consentono assolutamente grandi manovre nella politica economica per due motivi:
- reazione negativa dei mercati finanziari che, dagli anni '80 in poi, hanno mostrato di non fidarsi delle interferenze politiche nell'economia: tutto ciò si traduce in un declassamento del debito italiano (non in un rialzo dei tassi perchè siamo dentro eurolandia, ma rende più difficile vendere i titoli di stato, non potendo compensare il declassamento con un rialzo dei rendimenti. Difficoltà cioè ad attrarre investimenti.)
-la non indipendenza della politica monetaria. Infatti un paese può perseguire al massimo 2 di questi 3 obiettivi (cd political trilemma):
- un tasso di cambio fisso;
- la libertà dei movimenti di capitale;
- l’autonomia della politica monetaria.
ed eurolandia ha scelto i primi due. Difficile effettuare grandi cambiamenti nella politica fiscale senza il controllo della politica monetaria. Addirittura: la mancanza di politiche fiscali uniformi è stata alla base del fallimento delle unioni monetarie della storia (es l'unione monetaria Latina). Rischia anche di essere la fine dell'Euro in caso di crisi seria (cfr Niall Ferguson "Cash NExus"). Ciònonstante, volendo evitare la disgregazione della neonata moneta unica, è importante che gli SM dell'Europa discutano insieme le politiche fiscali.
Per i motivi elencati, ma non sono i soli, le politiche fiscali si possono modificare in percentuali davvero irrisorie, non consentendo pertanto grossi cambiamenti in un termini di uguaglianza/libertà, ovvero all'interno dei liberalismi.
Non si può fare a meno di chiamare in causa l'economia poichè, a partire dal XIX secolo essa è divenuta, per la prima volta nella storia, disembedded, "staccata" dal corpo sociale e quindi non plasmata più totalmente da esso, ma modificata e modificatrice allo stesso tempo, fine e strumento (può esserlo pertanto di una dottrina politica sia liberale che totalitaria). L'industrialismo è il presupposto di tutto ciò (matrice comune di comunismo e capitalismo).
Quello che si sta producendo oggi in politica, soprattutto sotto una bandiera liberal, è il riconoscimento di una serie di diritti di scarso valore (nozze gay, eutanasia, divorzio, aborto). Spiego meglio quest'ultima affermazione:
riconoscere un diritto particolare è pericoloso perchè significa che lo Stato potrebbe anche non riconoscerlo. Inoltre il riconoscimento arriva sempre quando il diritto ha già in sè la forza di affermarsi (Nietzsche). In tal senso gli strumenti democratici sono subdoli: allungano i tempi dell'affermazione di tale diritto particolare richiedendone una formalizzazione. E moltiplicando diritti che somigliano sempre più a privilegi ("la tutela delle minoranze"). Quello che un vero Stato liberale dovrebbe fare sarebbe non "impicciarsi" - passatemi il termine - delle questioni etiche (dalla droga ai casi citati prima: libertà appunto), e soprattutto restituendo con l'altra mano i soldi ai cittadini (limitandosi alle funzioni assistenziali minime; tra cui ad esempio non è detto rientrino le pensioni), ovvero restituendo loro il principale strumento di potere in un'economia di mercato. Ciò che fa, invece, è aumentare il prelievo decidendo arbitrariamente quali minoranze di pensiero tutelaree quali no; le logiche di queste scelte poi, non legittime a priori IMHO, sono prevalentemente elettorali e di lobby.
-Ma lo stato deve tutelare i cittadini! -, direte, - e ha bisogno dei soldi per questo -. Innanzi tutto non vi sono ragioni per affermare che i cittadini non possano auto organizzare la propria tutela localmente. Inoltre l'evoluzione storica verso la forma statale non mostra questa tendenza alla tutela, ma compromessi che il potere fa col popolo per il potere, che tende a perpetuare se stesso. La società deve esprimere l'etica, non lo Stato. Definendosi laico ha infatti ha rinunciato a questo. Ma non alla propaganda.
Conclusioni è pericoloso trarne da questa scarna analisi, mi limito a ribadire la validità della tesi iniziale.
sabato 2 giugno 2007
The Intern in the Sky (chapter two)
Non so perche' pensavo a tutte ste cose davanti allo specchio. Forse perche' non c'avevo davvero un cazzo di voglia di farmi la barba.Dovrei pure tagliarmi i capelli, pensavo. Sembro Allen Ginsberg tra un po'. E poi il dottor Grossi ogni giorno mi rompe il cazzo con sta storia della barba e dei capelli. "Tagliati sti capelli che sembri Allen Ginsberg e raditi che siamo in ufficio, non al bar!". Sta storia che siamo in ufficio e' una stronzata. Manco ci fosse sto via-vai di gente in ufficio. Al massimo passa il postino a lasciare la posta. E la gente al telefono mica lo sa che ho una cazzo di barba incolta. Al telefono riesco pure a parlare come un ragazzo per bene, sbarbato e pettinato, se mi impegno. Il trucco e' assumere un tono da ragazzo per bene. Basta dire "Certo, glielo passo subito" come se al mondo non ci fosse nulla di piu' eccitante che passare le telefonate al dottor Grossi.
Il telefono. Merda, ho le mani piene di shiuma. Non c'e' un cazzo da fare, il telefono squilla sempre nei momenti piu' sbatti. Bisogna rassegnarsi. A volte quando aspetto una telefonata, mi insapono apposta le mani, per far squillar il telefono. Ma non funziona mai. Non puoi fottere la sfiga. La sfiga lo sa che stai aspettando una telefonata. La sfiga non si fa fottere, mai. E allora me ne sbatto della schiuma sulle mani e rispondo lo stesso. Solo cosi' puoi fottere la sfiga, te ne devi sbattere il cazzo.
Era Anna: "Ciao Gio come va?". Mi chiamo Patroclo in realta, ma mi presento a tutti come Gio. Patroclo mi fa cagare. Che cazzo di nome e' Patroclo? E' che i miei son tutti presi bene con gli antichi greci e ste cose qui. Cioe' prima di andare a dormire si leggono l'Iliade e l'Odissea. In greco antico. E cosi' mi han chiamato Patroclo. Mica Achille. No, Partoclo. Che poi pare pure che fosse frocio sto Partoclo. Boh, non che me ne feghi piu' di tanto poi, ma preferisco farmi chiamare Gio. E' anche piu' veloce da dire.
"Ciao Anna! tutto bene?" Abbiamo appuntamento tra due ore.
"Senti Gio, per stasera..." Gia' dal tono si capisce che mi sta rimbalzando. "non mi sento troppo bene...".
"Ah ok, dai ci sentiamo nei prossimi giorni, ciao". Non la sentiro' piu', gia' lo so. Se una tipa mi rimbalza al primo appuntamento, non insisto. Stronza, peggio per lei. Non che me ne freghi molto di lei in particolare. L'ho vista una volta sola e probabilmente ero ubriaco. Ma se una tipa mi rimbalza la prendo sempre sul personale. E' come se implicitamente mi stesse dicendo: "Col cazzo che ci voglio uscire con te, sei un minchione". Ma non ha il coraggio di dirmelo in faccia. Mi potrei innamorare istantaneamente di una tipa che me lo dice in facca "Col cazzo che ci voglio uscire con te, sei un minchione".
venerdì 1 giugno 2007
The Intern in the Sky (chapter one)
Dovrei farmi la barba. Non c'ho mai un cazzo di voglia di farmi la barba. E piu' la barba cresce, piu' la voglia mi scende. Non c'ho mai voglia di andare in bagno, cospargermi la faccia con quell'odiosa schiuma carnevalesca. E poi iniziare a passare il rasoio sotto il naso, sulle guance, sul mento e poi sotto il mento. Una volta. E poi un'altra. E poi contropelo per sradicare i peli piu' ostinati. La cosa che odio di piu' e' in realta' togliere i peli dalla lametta, ogni due per tre. Insopportabile. Dovrei comprarmi un rasoio elettrico. Me lo dico spesso, ma non lo faccio mai. Non faccio quasi mai quello che mi dico. Non c'ho mai voglia. Non c'ho mai voglia di fare un cazzo. Tranne che giocare a pallone. Giocherei a pallone dalla mattina alla sera. Anche fumare e bere birra non e' male, se non fosse che poi esagero e al mattino vorrei morire. Le prime due sveglie neanche le sento. La terza sveglia invece di solito mi sveglia. Non so come mai. Nel senso, se mi sveglio sempre alla terza sveglia, potrei benissimo puntare soltanto quella. Non c'ho mai provato, ma non penso funzionerebbe.Lavoro in questo cazzo di ufficio. Cioe' non e' che proprio lavoro. Faccio una merda di stage. Che poi vuol dire che lavoro, ma gratis. E non solo, faccio pure le cose piu' noiose di tutto l'ufficio. Per imparare. Si impara un casino facendo uno stage. Ho imparato a fare le fotocopie rimpicciolite, a mandare i fax, a rompere gli scatoloni vuoti. Ho invece ancora qualche problema a rispondere al telefono. Cioe' piu' che altro ho problemi a passare le telefonate ai capi. Mi confondo con i nomi, schiaccio i tasti sbagliati. Poi sono pure daltonico. Non tanto, ma quanto basta per non poter fare il centralinista. Ste cazzo di lucine lampeggianti, non so mai se sono verdi o rosse. Ogni tanto appendo il telefono in faccia a qualche stronzo solo perche' faccio casino con ste cazzo di lucine lampeggianti. Cazzi loro...
Al mattino dovrei essere in ufficio alle nove. Si, figurati. Una volta su due sono in ritardo. Che poi tutti i capi arrivano dopo le novemmezza, quindi manco se ne accorgono. Ma ogni tanto il dottor Grossi arriva prima delle nove. Secondo me lo fa apposta, per controllare se gli stagisti sono in ritardo. E ogni volta che mi becca in ritardo si prende malissimo. Avra' minacciato di licenziarmi almeno mille volte. "Mi detragga tutti i ritardi dallo stipendio", gli ho detto una volta. Ironizzavo sul fatto che neanche mi pagano. Non la prese molto bene quella volta. Non ha un gran senso dell'umorismo il dottor Grossi, soprattuto di prima mattina. Ha iniziato ad urlarmi addosso come un pazzo. Io manco lo ascoltavo. Cercavo di ricordarmi com'e' che avevo quel cazzo di mal di testa. Mi sa che avevo bevuto troppo whiskey la sera prima, ma non riuscivo a ricordarmi in quale bar fossi andato. Avevo anche un po' di nausea a dirla tutta, e mi immaginavo la faccia del dottor Grossi se all'improvviso gli avessi vomitato addosso. Sarebbe stato divertente, pensavo.
Guardamilano