'>

martedì 20 febbraio 2007

Ancora sull'ONU

DIAMO UN NOME ALLE COSE
L’O.N.U. dovrebbe chiamarsi “Istituzione Monarchica Mondiale” e lo slogan dovrebbe essere: “senza di noi vi sterminate, traete da soli le vostre conclusioni”.




Ho riletto il De Monarchia (sì, ho del buontempo, e allora?), concentrandomi sul primo libro.
Dante vuol convincerci che la Monarchia ci serve, che è davvero la cosa migliore per noi. Per prima cosa la definisce e poi ci spiega perché se noi umani non siamo retti da un unico princeps, siamo spacciati. Su quest’argomento tutti convengono che il trattato dantesco sia ancora insuperato.
Allora l’ho riletto.
Il problema è che studio giurisprudenza e che appena ho incominciato, mi è venuto un certo pruritino.. Un nonsochè che mi diceva che sta roba l’avevo già sentita, e non al liceo (anche perché lì studiavo veramente poco per ricordarmi qualcosa oggi..).
Cercato un po’ nei cassetti in perenne disordine delle mie nozioni, eureka!
L’O.N.U!!O meglio, i primi capitoli del fondamentale Statuto, oggi parte del mio corso di diritto internazionale…...

Vediamo un po’..

1)-Dante esordisce dicendoci che: Stabilito in via preliminare che il fine della società è quello di consentire all’uomo di tradurre in atto, sia sul piano speculativo sia quello pratico, la sua "potentia sive virtus intellectiva" [III] é accertato che la pace universale sia la condizione necessaria per la realizzazione di questo fine.
-Articolo 1 del trattato: I fini delle Nazioni Unite sono:
Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;
Dante era cittadino di una Firenze devastata delle lotte interne, in un’Italia spezzettata in un’infinità di comuni in lotta tra loro, con il papa, con l’imperatore, sotto la perenne minaccia di invasioni da Nord ma anche da Ovest, in rapporti tesissimi con i feudatari nel contado ecc.. Un’Italia insomma dove il sangue scorreva a fiumi.
Aveva sperimentato personalmente di non riuscire ad esprimere la propria "potentia sive virtus intellectiva" in una simile situazione.
Churchill &co avevano ugualmente sperimentato il “flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità”, così chiamano la guerra nel preambolo dello Statuto, e l’avevano sperimentata di persona, con l’aggiunta del peso della politica sulle spalle.

IL FINE DELLE NAZIONI UNITE E’ MANTENERE LA PACE
IL FINE CHE DANTE PONE ALLA BASE DELL’ARGOMENTAZIONE PRO MONARCHIA E’ MANTENERE LA PACE
2)- Dante quindi dimostra l’opportunità che il processo di pacificazione sia guidato da un singolo [IV-V], presentando, fra l’altro, la sottomissione delle varie strutture politiche (città, regni ecc.) a un unico monarca come un atto indispensabile per realizzare nella società mondana un ordinamento unitario che rispecchi quello celeste [V-IX]. "Auctoritas super partes", l’imperatore non solo è necessario per dirimere le controversie che possono sorgere tra i principi e i popoli [X], ma è anche l’unico che, essendo dotato di volontà perfetta e della maggiore potenza possibile, è in grado garantire il pieno esercizio della giustizia. L’estensione illimitata del territorio su cui esercita la propria giurisdizione rende infatti l’imperatore immune dalla passione della cupidigia, che Aristotele (nell’Etica nicomachea) considera il maggiore ostacolo alla giustizia [XI].
-Dal preambolo allo Statuto:
ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI
Di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un'organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.
Punto 5 dell’art.1
I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendano in conformità alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni Unite intraprendano un'azione preventiva o coercitiva.
La parola Iraq vi dice qualcosa? E “armi di distruzioni di massa”?? Forza..un piccolo sforzo..
3)-Dante ci dice che c’è una terza condizione, oltre alla pace e alla giustizia, necessaria all’uomo per attingere alla perfezione della propria natura è la libertà. Posto al vertice di tutti gli ordinamenti politici e legali (i quali sono concepiti proprio per assicurare all’individuo la sua indipendenza), l’imperatore è di fatto il ministro di tutti e, dunque, il primo garante della libertà dell’uomo.
-Punto 3 art.1 statuto
(Fine delle Nazioni Unite è)Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione.
dal preambolo allo statuto
(ci impegnamo…..)a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,(..)

Il principe, l’imperatore, il monarca vegliano sulla nostra libertà.
Le Nazioni Unite vegliano sulla nostra libertà.
Andate un po’avanti a leggere lo Statuto, se avete voglia esaminate un po’ il testo dantesco (chi ve lo impedisce a parte la dea Noia?), e vedrete quante analogie e scoprirete che a volte i termini sono IDENTICI.
Secondo Dante l’istituzione monarchica è "unicus principatus et super omnes in tempore vel in hiis et super hiis que tempore mensurantur" (cioè "principato unico che sta sopra tutti gli altri nel tempo, ossia domina tutte le questioni di ordine temporale"), ma le Nazioni Unite, considerato come agiscono e i loro poteri, cosa sono esattamente? Lo statuto ci parla dei fini e di come funzionano, ma riguardo alla definizione, il problema è liquidato con “Organizzazione Internazionale”. Allora perché non chiamarla “Suprema” o “indiscutibile” o “sovrana”, dato che i caschi blu partono senza mai un referendum ai popoli che le Nazioni Unite dovrebbero rappresentare, popoli spesso interpellati per molto meno.. Ma si sa nel Medioevo se la cavavano meglio di noi con le astrazioni e le definizioni (hanno inventato la persona giuridica, hanno dimostrato l’esistenza di Dio…come competere?..)
Io vorrei, come il tizio delle Iene, che si desse un nome, il nome giusto, alle cose.
Non siamo più nel Medioevo, siamo distratti dalla tv, dal sesso e dalle nostre solitudini, ma dobbiamo riprendere in mano la realtà, perché è anche nostra.
Vi lascio con questa frase lapidaria, presa da Wikipedia, e poi tanto lo sanno tutti…..
Nel dicembre 1945 Senato e la Camera dei Rappresentanti con voto unanime richiesero che la sede delle Nazioni Unite fosse negli Stati Uniti. La richiesta fu accettata e la sede fu costruita a New York sulle rive dell'East River e su un terreno acquistato tramite una donazione di 8,5 milioni di dollari da John D. Rockefeller, Jr.. La sede aprì il 9 gennaio 1951.


Statuto O.N.U, Estratto
Preambolo
NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI
a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità,
a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,
a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti,
a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,
E PER TALI FINI
a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l'uno con l'altro in rapporti di buon vicinato,
ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,
ad assicurare, mediante l'accettazione di principi e l'istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell'interesse comune,
ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,
ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI
Di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un'organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.
Capitolo I - Fini e principi
Articolo 1
I fini delle Nazioni Unite sono:
Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;
Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale;
Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione;
Costituire un centro per il coordinamento dell'attività delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.
Articolo 2
L'Organizzazione ed i suoi Membri, nel perseguire i fini enunciati nell'art. 1, devono agire in conformità ai seguenti princìpi:
L'Organizzazione è fondata sul principio della sovrana uguaglianza di tutti i suoi Membri.
I Membri, al fine di assicurare a ciascuno di essi i diritti ed i benefici risultanti dalla loro qualità di Membro, devono adempiere in buona fede gli obblighi da loro assunti in conformità al presente Statuto.
I Membri devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale, e la giustizia, non siano messe in pericolo.
I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.
I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendano in conformità alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni Unite intraprendano un'azione preventiva o coercitiva.
L'Organizzazione deve fare in modo che gli Stati che non sono Membri delle Nazioni Unite agiscano in conformità a questi princìpi, per quanto possa essere necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengano essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto; questo principio non pregiudica però l'applicazione di misure coercitive a norma del capitolo VII.


Lavinia




domenica 18 febbraio 2007

Zucchine interstellari


L’astronave entro’ nell’atmosfera. Eravamo molto eccitati e non riuscivamo chiuder bocca dalla paura. Stavamo per entrare in contatto con degli alieni, ed io al mattino non mi ero neppure pettinato. L’atterragio non fu dei migliori: un’oliva mi ando’ di traverso. Mi salvai soffocandola.
Uscimmo dall’astronave. Eravamo atterrati su una spiaggia ed era una splendida giornata calda e ventilata, ma non eravamo arrivati sin li per prendere il sole. Peccato.
Eravamo in missione. Il compito della nostra delegazione era di incontrare i vertici del nuovo mondo per promuovere un prodotto tipico del nostro paese: la zucchina. Vegetale dalle insospettabili qualita’ nutritive, la zucchina e’ anche uno strumento molto utile a stimolare l’orgasmo femminile, se maneggiato con cura. Con l’intenzione di dar vita al primo commercio interplanetario di zucchine, eravamo dunque in cerca di un possibile distributore. La scelta non era facile: ortolano o sexy-shop? Il dipartimento marketing della nostra compagnia aveva anche studiato una strategia commerciale per promuovere l’uso combinato delle due potenziali qualita’. Non aveva funzionato: molti non gradivano mangiare il vegetale falliforme dopo che era stato utilizzato come dildo. Chissa’ perche’? Schizzinosi...
Incontrammo il direttore supremo della VUCN (Vibratori Uniti Contro la Noia). Ci offri’ un coctkail anabolizzante e un sigaro venusiano. Fu difficile giungere ad un accordo, dato che non avevamo un linguaggio in comune con cui comunicare. Riuscimmo a mostrare l’effettivo utilizzo della zucchina grazie ad un video di Cicciolina che portiamo sempre con noi. Il direttore della VUCN rimase molto colpito. Da Cicciolina. Voleva comprarla. Avremmo potuto concludere un ottimo affare, ma non era quello il nostro business. Eravamo venuti qui per le zucchine. Vedete, il problema era che il nostro pianeta produce solo zucchine, e nient’altro. Ottime, gustose zucchine; a tonnellate. Non potevamo permetterci di vendere la nostra piu’ famosa pornostar senza aver prima firmato un contratto di massiccia esportazione di zucchine.
Organizzammo quindi un incontro con il presidente della VUCV (Vegetali Uniti Contro i Vibratori). Era un personaggio inquietante. Gli offrimmo una sigaretta. Accetto’ sorridente e inizio’ a masticarla, filtro incluso. Per non compromettere la formalita’ della situazione, anche noi iniziammo a ruminare un intero pacchetto di Marlboro, vuoto. Non riuscimmo pero’ a cavare un ragno dal buco. Il presidente della VUCV ci spiego’ che era un brutto periodo: l’infinita guerra contro i vibratori era arrivata al culmine, avevano subito molte perdite, la carota aveva cambiato schieramento e la patata, sedotta dagli avversari, si era dichiarata neutrale.
Delusi, abbandonammo il pianeta. Un’altro fallimento. Nessuno nell’universo voleva le nostre zucchine. Va be’, ce le terremo per noi, potremo sempre usarle come sfollagenti.
Almeno non abbiam venduto Cicciolina...

(F)

venerdì 16 febbraio 2007

Pulir Milano



Pulir Milano, che dolce emozione,

che piacere raffinato
lo studente e l'avvocato
il commenda ed il barbone

perchè il bravo cittadino
sa chè è sano giusto e bello
meno bello di un pompino
ma comunque abbastanza bello

acqua forte che purifica
carta bianca che raccoglie
il sapone che fluidifica
e lo sporco ovunque toglie

ed io canto una poesia
mentre sto a pulir Milano
fermi non andate via
ho bisogno di una mano



:-D

(I)

L'intellettuale


L’intellettuale e’ colui che ha intelletto. L’intelletto e’ la facolta’ di creare delle idee generali dopo averle criticate e distinte mediante il giudizio.

In molti, e a volte anch’io, amano classificare l’intelligenza. Tizio e’ piu’ intelligente di Caio. Sempronio poi e’ proprio un cretino. L’intelligenza pero’ non e’ una caratteristica ordinabile. Quantomeno in assoluto. La facolta’ di creare delle idee generali e’ comune a tutti gli uomini: un idea e’ un immagine proiettata in mente. Confrontando piu’ immagini l’uomo formula un giudizio, volente o nolente. Tizio e’ piu’ alto di Caio. Sempronio, sempre sfigatissimo, e’ un nano. Con altezza di solito intendiamo la distanza che separa l’ultimo ciuffo di capelli dal secondo dito del piede destro, e cio’ si riesce a giudicare discretamente anche ad occhio nudo (supponendo che i nostri sensi non si stiano prendendo gioco di noi, cosa per altro alquanto possibile).

Come giudicare pero’ l’intelligenza? Cosa rende Tizio piu’ intelligente di Caio? La quantita’ di idee prodotte, la velocita’ con cui si formulano tali idee, la loro originalita’?
In base ad ognuno di questi aspetti si puo’ formulare un giudizio: Tizio sviluppa tantissime idee differenti, Caio le partorisce molto in fretta, Sempronio ha una sola idea ma e’ l’unico al mondo ad averla. Ma chi e’ piu’ intelligente? Non si puo’ dire in termini assoluti. Prima di tutto le intelligenze a confronto si devono manifestare; devono diventare azione. Dopodiche’ noi assimiliamo le azioni di cui siamo stati testimoni (e nn l’intelligenza in se`, nota bene!) e le trasformiamo in idee. A questo punto analizziamo criticamente le immagini da noi create e formuliamo un giudizio. In base a questo giudizio di solito decidiamo che Tizio e’ piu’ intelligente di quell’imbecille di Sempronio. La decisione a cui arriviamo e’ prodotta dal nostro intelletto. Diversi intelletti possono dare valore divero alle varie forme in cui prende corpo l’intelligenza. Non si puo’ quindi aspirare ad una classificazione universale dell’intelligenza; ma neanche locale, settoriale, temporale, spaziale. Una valutazione di intelligenza sara’ sempre prima di tutto personale, soggettiva.

L’intelligenza puo’ esternarsi in un numero infinito di modi: qualsiasi azione umana e’ frutto di un processo intellettivo, spesso inconsapevole. Nel decidere come scartare due difensori, un calciatore come Francesco Totti mette in atto un idea che e’ risultato di un istantaneo processo di notevole acume intellettivo. L’esito magistrale dei suoi dribbling dimostra come il processo critico di formazione dell’idea e la sua messa in pratica siano perfetti, geniali, “intelligenti”. Nonostante non sappia l’italiano, Totti e’ quindi un intellettuale di alto spessore.

Se Totti e’ un intellettuale, sfido chiunque a trovar qualcuno che non lo sia.

(F)

giovedì 15 febbraio 2007

Lacrime

Sentiva il calore sulle guance, sul mento, sulle labbra e, pochi secondi dopo, quello stesso calore si trasformava in qualcosa di appiccicoso, per tornare quindi ad alimentarsi; un flusso, ma di intensità ineguale, le faceva bruciare gli occhi, le deformava il viso e bloccava parte della sua respirazione. L'emozione era troppo grande; dapprima aveva cercato di contenerla, stringendo gli occhi, fissando i suoi zigomi delicati, sforzandosi di non sentire quel pizzicore allo stomaco, quella sensazione fisica eppure impalpabile che segnala l'imminenza di una reazione. Una sensazione di vuoto da riempire con la forza di un'emozione violenta, dirompente e passionale; il pianto si impadronisce di tutto il corpo mostrando all'ambiente esterno, alle altre persone, a noi stessi orribilemente riflessi in uno specchio che pensiamo deformante, la nostra debolezza.
Poi non ce l'aveva più fatta, si era completamente abbandonata alla dolce malinconia delle lacrime, aveva lasciato andare il suo corpo che ora provvedeva ad accarezzarsi, a sentire i propri contorni, a farsi coraggio nella penombra della stanza con il tenero amore che provava per se stessa, una bambina indifesa che piangeva.

Non voleva più piangere ora; cambiò canale.


(I)

mercoledì 14 febbraio 2007

A una ragione



Un colpo del tuo dito sul tamburo scarica
tutti i suoni
e dà inizio alla nuova armonia.


Un tuo passo è la leva degli uomini nuovi e
il loro
segnale di partenza.


La tua testa si volse di qua: il nuovo amore!
La tua
testa si volse di là:- il nuovo amore!

"Muta le nostre sorti, crivella i flagelli, a
cominciare
dal tempo, ti cantano questi fanciulli.
"Innalza fin dove
vorrai la sostanza delle nostre fortune e dei
nostri voti",
ti pregano.

Arrivata da sempre, tu te ne andrai
dappertutto.



Arthur Rimbaud

Un vero statista


Pubblico la traduzione di parte del discorso che Putin ha tenuto a Monaco lo scorso 11 Febbraio. Penso che questo sia il modo di parlare:

"La natura di questa conferenza mi consente di evitare l'eccesso di buona educazione e il bisogno di parlare in termini diplomatici, piacevoli ma vuoti.
Mi consente di dire ciò che penso realmente dei problemi della sicurezza internazionale.
E se i miei commenti appariranno indebitamente polemici, chiedo ai colleghi di non arrabbiarsi con me. Dopotutto, questa è solo una conferenza.
[…] Il carattere universale e indivisibile della sicurezza è espresso dal principio che «la sicurezza per uno è la sicurezza per tutti».
Come disse Franklin D. Roosevelt nei primi giorni della seconda guerra mondiale, «Quando la pace è violata da qualche parte, è in pericolo la pace di tutti i Paesi».
Queste parole restano essenziali anche oggi. […].
Che cos'è un mondo unipolare?
Per quanto si possa edulcorare il concetto, in ultima analisi significa che c'è un solo centro di autorità, un solo centro di forza, un solo centro di decisione.
E' un mondo dove esiste un solo padrone, un solo sovrano.
E alla fin fine questo è pernicioso non solo per tutti quelli che sono soggetti al sistema, ma anche per il sovrano stesso, perché lo distrugge dal di dentro.
E questo sistema non ha nulla a che fare con la democrazia.
Perché come sapete, la democrazia è il governo della maggioranza alla luce degli interessi e delle opinioni della minoranza.
La Russia, ossia noi, riceve continue lezioni di democrazia.
Ma per qualche motivo, chi ci dà le lezioni non vuole imparare lui stesso.
Io ritengo che il modello unipolare non è solo inaccettabile ma anche impossibile nel mondo d'oggi.
E ciò non solo perché le risorse politiche, militari ed economiche non basterebbero per instaurarlo. Ancor più importante, è che il sistema stesso è fallace, perché non ha alla base alcun fondamento morale nella civiltà d'oggi.
[…] Azioni unilaterali e spesso illegittime non risolvono alcun problema.
Anzi hanno causato tragedie umane e creato nuovi centri di tensione.
Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti.
E non muore meno gente in questi conflitti, anzi muoiono più di prima.
Molto, molto di più.
Oggi vediamo un quasi incontrollato iper-uso della forza - la forza militare - nelle relazioni internazionali, e questa affonda il mondo in un abisso di conflitti permanenti.
Di conseguenza, non abbiamo energia sufficiente per trovare una soluzione complessiva a questi problemi.
Diventa impossibile anche trovare soluzioni politiche.
Assistiamo ad un sempre più grande disprezzo per i principi elementari del diritto internazionale. […]
Un solo Stato, gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo.
Lo si vede dai sistemi economici, politici, culturali ed educativi che impone alle altre nazioni.
Ebbene: a chi piace questo? Chi è a suo agio con questo?
Nelle relazioni internazionali vediamo sempre più la voglia di risolvere ogni questione attraverso ciò che si chiama la «opportunità e interesse», secondo il clima attuale.
Ciò è ovviamente molto pericoloso.
Ne consegue che nessuno si sente sicuro.
Sottolineo: nessuno, perché nessuno sente che il diritto internazionale è più un muro di pietra capace di proteggerlo.
Ovviamente, questa politica stimola una corsa agli armamenti.
Il dominio della forza incita diversi Paesi a dotarsi di armi di distruzione di massa."


di Vladimir Putin
Monaco, 11 febbraio 2007

La traduzione completa qui

Nel pantano di merda in cui sguazza felice l'ingorda classe politica occidentale, strafatta lei come le masse che appongono le quinquennali X, un bastardo che parla chiaramente è emozionante. Nonostante tutto.

(I)