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domenica 31 agosto 2008

Estratti dal Diario Spagnolo











(di Woody Allen, apparso sul new york times, ma liberamente tradotto dal Fuma per mancanza di meglio da fare)



2 Gennaio

Ricevuta offerta per scrivere e dirigere un film a Barcellona. Devo stare attento. La Spagna e’ assolata e io lentigginoso. Pochi soldi, ma il mio agente ha fatto in modo che mi spetti un decimo dell’1% di quello che il film incassera’ dopo aver superato di 400 milioni di dollari il punto di pareggio in bilancio.

Nessuna idea per Barcellona a meno che la storia dei due ebrei di Hackensack che iniziano un servizio di mummificazione per corrispondenza possa essere riadattata.


5 Marzo

Incontrati Javier Bardem e Penelope Cruz. Lei e’ incantevole e molto piu’ sexy di quanto potessi immaginare. Durante l’intervista i miei pantaloni hanno preso fuoco. Bardem e’ un genio depresso che ovviamente avra’ bisogno del mio aiuto.


2 Aprile

Offerto ruolo a Scarlett Johansson. Ha gia’ detto che potrebbe accettare, la sceneggiatura deve essere approvata dal suo agente, poi da sua madre, a cui lei e’ molto vicina. Al che deve essere approvata dall’agente di sua madre. Nel mezzo delle trattative ha cambiato agente – poi ha cambiato madre. E’ dotata ma sa essere ingestibile.


1 Giugno

Arrivato a Barcellona. Accomodato in prima classe. All’hotel e’ stata garantita una mezza stella per l’anno prossimo, a patto che installino l’acqua corrente.


5 Giugno

Zoppicante inizio delle riprese. Rebecca Hall, sebbene giovane e inesperta, e’ piu’ irritabile di quanto pensassi e mi ha cacciato dal set. Le ho spiegato che il regista deve essere presente per dirigere il film. Per quanto mi sia sforzato, non son riuscito a convincerla e mi son dovuto far passare per uno di quelli che consegnano la pizza a domicilio per poter tornar di nascosto sul set.


15 Giugno

Il lavoro alla fine procede. Girata una torrida scena di sesso tra Scarlett e Javier. Se solo fosse qualche anno fa, sarei io nel ruolo di Javier. Quando ho menzionato la cosa a Scarlett, lei ha risposto: “Uh-huh”, con un’intonazione enigmatica. Scarlett e’ arrivata in ritardo sul set. L’ho rimproverata severamente, spiegandole che non tollero ritardi dai miei attori. Lei mi ha ascoltato con rispetto, anche se mentre parlavo penso di averla vista alzare il volume del suo iPod.


20 Giugno

Barcellona e’ una citta’ meravigliosa. Folle di gente scendono in strada per guardarci al lavoro. Fortunatamente si rendono conto che non ho tempo per gli autografi e quindi li chiedono solo agli attori. Piu’ tardi ho distribuito alcune mie foto due metri per tre mentre stringo la mano a Spiro Agnew e mi sono offerto di autografarle, ma a quell punto la folla si era gia’ dispersa.


26 Giugno

Girato a La Sagrada Familia, il capolavoro di Gaudi’. Penso di avere molto in commune con il grande architetto spagnolo. Entrambi ci opponiamo alle convenzioni, lui con il suo design mozzafiato e io perche’ indosso un’aragosta come cuffia quando mi faccio la doccia.


30 Giugno

Il girato sembra andar bene, e nonostante l’idea di Javier di aggiungere una massiccia invasione marziana completa di un migliaio di comparse in costume e dischi volanti col motore truccato non sia una buona idea, io la giro comunque per farlo contento e poi la taglio in sala di montaggio.


3 Luglio

Oggi Scarlett e’ venuta da me con una di quelle domande da attrice: “Cosa mi motiva?” io ho replicato: “I soldi”. Lei era daccordo ma aveva bisogno di molte piu’ motivazioni per continuare. Circa il triplo. Altrimenti ha minacciato di andarsene. Io ho chiamato il bluff e me ne sono andato, per primo. Allora se ne e' andata anche lei. Ora eravamo parecchio distanti e dovevamo urlare per sentirci. Al che lei ha minacciato di saltare. Sono saltato anch’io e ci siamo presto trovati in un impasse. Nell’impasse ho incontrato alcuni amici e abbiamo bevuto assieme e ovviamente mi son ritrovato a dover pagare il conto.


15 Luglio

Ancora una volta ho dovuto aiutare Javier nelle scene di sesso. La sequenza richiede che lui afferri Penelope Cruz, le strappi i vestiti di dosso e la violenti in camera da letto. Avra’ pure vinto un oscar, ma il ragazzo ha ancora bisogno che io gli spieghi come recitare le scene piu’ passionali. Ho afferrato Penelope e le ho strappato I vestiti di dosso, con una sola mossa. Volle il fato che lei non avesse ancora indossato il costume di scena e il vestito che ho mutilato era quindi suo e molto costoso. Incurante, l’ho lanciata di fronte al camino e mi son tuffato su di lei. Da brava impudente, lei si e’ scostata un secondo prima che io atterrassi, causandomi la rottura di certi denti importanti contro il pavimento a piastrelle. Giornata di buon lavoro; dovrei essere in grado di tornare a mangiar solido entro agosto.


30 Luglio

Il girato sembra proprio bello. Forse e’ un po’ presto per iniziare a pianificare la campagna per gli oscar. In ogni caso qualche appunto per il discorso alla premiazione puo’ solo risparmiarmi del tempo piu’ avanti.


3 Agosto

Immagino sia parte del mestiere. Come regista uno e’ in parte insegnante, in parte psicoanalista, in parte figura paterna, guru. Come puo’ quindi sorprendere se, col passar delle settimane, Scarlett e Penelope hanno entrambe preso una cotta per me? Fragile cuore femminile. Ho notato il povero Javier guardare invidioso mentre le attrici mi spogliavano con gli occhi. Ho spiegato al ragazzo che un incontrollato femmineo desiderio per un’icona del cinema, in particolare uno che indossa una smorfia di freddo comando, e’ da mettere in conto. Nel frattempo, quando mi presento sul set ogni mattina lavato e improfumato, tra Scarlett e Penelope scatta una virtuale frenesia alimentare. Non mi e’ mai piaciuto mischiare il lavoro con il piacere, ma potrei trovarmi costretto a soddisfare la lussuria di entambe per finire il film. Forse posso dare a Penelope i mercoledi’ e i venerdi’, accontentando Scarlett di martedi’ e giovedi’. Un po’ come le targhe alterne. Cio’ lascerebbe il lunedi’ libero per Rebecca, che ho fermato appena in tempo prima che si tatuasse il mio nome sulla coscia. Berro’ qualcosa con le attrici dopo le riprese e stabiliro’ qualche regola. Forse il vecchio sistema di coupons per il razionamento potrebbe funzionare.


10 Agosto

Ho diretto Javier in una scena emotiva. Ho dovuto leggergli le battute. Finche’ mi imita va bene. Il momento in cui prova a prendere l’iniziativa, e’ la fine. Al che piagnucola e si domanda come fara’ a sopravvivere quando non saro’ piu’ il suo regista. Gli spiego educatamente, ma con fermezza, che deve fare del suo meglio anche senza di me e cercar di ricordare i consigli che gli ho dato. So di averlo rinfrancato perche’ quando sono uscito dal suo camerino, lui e i suoi amici ululavano dal ridere.


20 Agosto

Fatto l’amore con Scarlett e Penelope simultaneamente, in uno sforzo per continuare a farle contente. Il ménage mi ha dato una brillante idea per il climax del film. Rebecca continuava a battere alla porta e alla fine l’ho fatta entrare, ma i letti spagnoli sono troppo piccoli per quattro e quando si e’ aggiunta anche lei io continuavo a venir scaraventato sul pavimento.


25 Agosto

Oggi fine delle riprese. Festa di chiusura come al solito un po’ triste. Ballato un lento con Scarlett. Rotto un dito del suo piede. Non per colpa mia. (…)

Penelope e Javier non vedono l’ora di lavorare ancora con me. Han detto di provare pure a cercarli, se mai dovessi avere un’altra sceneggiatura. Brindisi d’addio con Rebecca. Momento sentimentale. Tutti gli attori e la troupe hanno fatto una colletta e mi han comprato una penna a sfera. Deciso di chiamare film “Vicky Cristina Barcelona”. La produzione ha visto tutto il girato. Apparentemente amano ogni singolo fotogramma, e si parla di fare la prima in una colonia di lebbrosi.

In cima si e’ da soli.

lunedì 12 novembre 2007

giovedì 7 giugno 2007

Refurtiva Fiscale


Tesi:

un gruppo di persone, animate da piccole ambizioni personali, dopo aver fallito la carriera lavorativa, si fa eleggere in parlamento e vive sulla "refurtiva fiscale", deroga al sacro diritto di proprietà in nome dell'idea, troglodita, "STATO E' BUONO, PRIVATO E' CATTIVO", occupando il dibattito politico con questioni di minima importanza.

Ipotesi:

Esiste un trade off tra libertà ed uguaglianza.

dunque

La libertà, principio e fine del liberalismo, è FORTEMENTE condizonata dal sistema economico, tramite il prelievo fiscale (in un certo senso coatto) .

Il socialismo reale, per fare un esempo, elimina la libertà per ottenere l'uguaglianza (ovvero priva gli uomini delle risorse e del loro accumulo tramite l'abolizione della proprietà privata; questo semplificando molto).

I diritti politici compaiono per la prima volta in Inghilterra, quando il re chiese al Parlamento nuovi tributi (e Cromwell fa la rivoluzione. In cosa consistevano le richieste del parlamento? Nell'approvazione del bilancio statale). Lo stesso succede in Francia nel 1789 (il re convoca gli Stati Generali per chiedere soldi), per non parlare del "no taxation without representation" – principio cardine della rivoluzione delle colonie Americane. Il rapporto tra fiscalità e politica raggiunge il suo “punto d’arrivo” col suffragio universale, in cui si ribalta uno dei rapporti più duraturi della Storia umana: per la prima volta infatti le decisioni non sono prese da un ristretto numero di persone, possidenti e finanzieri, né da un numero un po’ più largo di contribuenti. Per la prima volta il numero di elettori è maggiore di chi paga le tasse. E dunque, grazie a questa sovrarappresentanza, si impone la tassazione progressiva (nell’800 la tassazione era prevalentemente sui consumi, ovvero regressiva), strumento fondamentale del Welfare state.

Sostengo che quest’ultimo, lungi dall’essere uno strumento per il “bene del popolo”, fu l’unico modo di salvare il capitalismo e i suoi padroni. Dopo il '29 il principio originario del "laissez faire" venne sacrificato in toto in favore dello stato sociale: una macchina enorme e SENZA FRENI – vedremo perché - per la redistribuzione ARBITRARIA delle risorse da parte dello stato centrale, allo scopo di sostenere i CONSUMI delle masse (senza il quale il capitalismo non è possibile: bisogna infatti ricordare che, mentre il commercio è sempre esistito nella storia, più o meno, il libero mercato interno competitivo è una creazione moderna).

L'esistenza di diversi tipi di liberalismo, è possibile grazie al fatto che le democrazie, TRAMITE IL PRELIEVO FISCALE (tasse, imposte, dazi, licenze, ecc. ecc.) ED IL SUO USO, possono aumentare il grado di libertà a scapito dell'uguglianza e viceversa. (Ovviamente potrebbe anche aumentare il grado di libertà a parità di prelievo, ma questo è un discorso che riguarda esclusivamente l'efficienza dell'impiego delle risorse, ovvero strettamente economico). In Italia abbiamo una tassazione di circa, approssimiamo, il 50%. Una pressione fiscale spropositata. Il Berlusca, mentendo allegramente come al solito, promette una riduzione delle tasse, e "riesce ad abbassarle" di un misero 3%. C'è così tanta differenza da poter dire di essersi spostati nel trade off uguaglianza-libertà, ovvero il rapporto che definisce la scuola di pensiero liberale a cui ci si rifà? Una tassazione indiretta (e pertanto regressiva) del 20% è compatibile con un liberalismo che non faccia pesanti compromessi con l'uguaglianza?.

Ma non sarebbe in ogni caso possibile compiere sccelte politiche in grado di spostare effettivamente il punto di equilibrio tra uguaglianza e libertà?

No. I sistemi economici hanno bisogno di stabilità per funzionare e garantire l'efficienza allocativa che ne è la giustificazione. I conti pubblici delle potenze occidentali, condizionati dal debito pubblico e dallo squilibrio nei conti intergenerazionali ( i non ancora nati non godono di rappresentanza politica e storicamente si è sempre scaricato su di loro il peso del debito; fortunatamente per la storia l'economia reale cresceva a ritmi più sostenuti rispetto ai tassi di interesse nominali) non consentono assolutamente grandi manovre nella politica economica per due motivi:

- reazione negativa dei mercati finanziari che, dagli anni '80 in poi, hanno mostrato di non fidarsi delle interferenze politiche nell'economia: tutto ciò si traduce in un declassamento del debito italiano (non in un rialzo dei tassi perchè siamo dentro eurolandia, ma rende più difficile vendere i titoli di stato, non potendo compensare il declassamento con un rialzo dei rendimenti. Difficoltà cioè ad attrarre investimenti.)

-la non indipendenza della politica monetaria. Infatti un paese può perseguire al massimo 2 di questi 3 obiettivi (cd political trilemma):

- un tasso di cambio fisso;
- la libertà dei movimenti di capitale;
- l’autonomia della politica monetaria.

ed eurolandia ha scelto i primi due. Difficile effettuare grandi cambiamenti nella politica fiscale senza il controllo della politica monetaria. Addirittura: la mancanza di politiche fiscali uniformi è stata alla base del fallimento delle unioni monetarie della storia (es l'unione monetaria Latina). Rischia anche di essere la fine dell'Euro in caso di crisi seria (cfr Niall Ferguson "Cash NExus"). Ciònonstante, volendo evitare la disgregazione della neonata moneta unica, è importante che gli SM dell'Europa discutano insieme le politiche fiscali.

Per i motivi elencati, ma non sono i soli, le politiche fiscali si possono modificare in percentuali davvero irrisorie, non consentendo pertanto grossi cambiamenti in un termini di uguaglianza/libertà, ovvero all'interno dei liberalismi.

Non si può fare a meno di chiamare in causa l'economia poichè, a partire dal XIX secolo essa è divenuta, per la prima volta nella storia, disembedded, "staccata" dal corpo sociale e quindi non plasmata più totalmente da esso, ma modificata e modificatrice allo stesso tempo, fine e strumento (può esserlo pertanto di una dottrina politica sia liberale che totalitaria). L'industrialismo è il presupposto di tutto ciò (matrice comune di comunismo e capitalismo).

Quello che si sta producendo oggi in politica, soprattutto sotto una bandiera liberal, è il riconoscimento di una serie di diritti di scarso valore (nozze gay, eutanasia, divorzio, aborto). Spiego meglio quest'ultima affermazione:

riconoscere un diritto particolare è pericoloso perchè significa che lo Stato potrebbe anche non riconoscerlo. Inoltre il riconoscimento arriva sempre quando il diritto ha già in sè la forza di affermarsi (Nietzsche). In tal senso gli strumenti democratici sono subdoli: allungano i tempi dell'affermazione di tale diritto particolare richiedendone una formalizzazione. E moltiplicando diritti che somigliano sempre più a privilegi ("la tutela delle minoranze"). Quello che un vero Stato liberale dovrebbe fare sarebbe non "impicciarsi" - passatemi il termine - delle questioni etiche (dalla droga ai casi citati prima: libertà appunto), e soprattutto restituendo con l'altra mano i soldi ai cittadini (limitandosi alle funzioni assistenziali minime; tra cui ad esempio non è detto rientrino le pensioni), ovvero restituendo loro il principale strumento di potere in un'economia di mercato. Ciò che fa, invece, è aumentare il prelievo decidendo arbitrariamente quali minoranze di pensiero tutelaree quali no; le logiche di queste scelte poi, non legittime a priori IMHO, sono prevalentemente elettorali e di lobby.

-Ma lo stato deve tutelare i cittadini! -, direte, - e ha bisogno dei soldi per questo -. Innanzi tutto non vi sono ragioni per affermare che i cittadini non possano auto organizzare la propria tutela localmente. Inoltre l'evoluzione storica verso la forma statale non mostra questa tendenza alla tutela, ma compromessi che il potere fa col popolo per il potere, che tende a perpetuare se stesso. La società deve esprimere l'etica, non lo Stato. Definendosi laico ha infatti ha rinunciato a questo. Ma non alla propaganda.

Conclusioni è pericoloso trarne da questa scarna analisi, mi limito a ribadire la validità della tesi iniziale.



Iuti

martedì 20 febbraio 2007

Ancora sull'ONU

DIAMO UN NOME ALLE COSE
L’O.N.U. dovrebbe chiamarsi “Istituzione Monarchica Mondiale” e lo slogan dovrebbe essere: “senza di noi vi sterminate, traete da soli le vostre conclusioni”.




Ho riletto il De Monarchia (sì, ho del buontempo, e allora?), concentrandomi sul primo libro.
Dante vuol convincerci che la Monarchia ci serve, che è davvero la cosa migliore per noi. Per prima cosa la definisce e poi ci spiega perché se noi umani non siamo retti da un unico princeps, siamo spacciati. Su quest’argomento tutti convengono che il trattato dantesco sia ancora insuperato.
Allora l’ho riletto.
Il problema è che studio giurisprudenza e che appena ho incominciato, mi è venuto un certo pruritino.. Un nonsochè che mi diceva che sta roba l’avevo già sentita, e non al liceo (anche perché lì studiavo veramente poco per ricordarmi qualcosa oggi..).
Cercato un po’ nei cassetti in perenne disordine delle mie nozioni, eureka!
L’O.N.U!!O meglio, i primi capitoli del fondamentale Statuto, oggi parte del mio corso di diritto internazionale…...

Vediamo un po’..

1)-Dante esordisce dicendoci che: Stabilito in via preliminare che il fine della società è quello di consentire all’uomo di tradurre in atto, sia sul piano speculativo sia quello pratico, la sua "potentia sive virtus intellectiva" [III] é accertato che la pace universale sia la condizione necessaria per la realizzazione di questo fine.
-Articolo 1 del trattato: I fini delle Nazioni Unite sono:
Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;
Dante era cittadino di una Firenze devastata delle lotte interne, in un’Italia spezzettata in un’infinità di comuni in lotta tra loro, con il papa, con l’imperatore, sotto la perenne minaccia di invasioni da Nord ma anche da Ovest, in rapporti tesissimi con i feudatari nel contado ecc.. Un’Italia insomma dove il sangue scorreva a fiumi.
Aveva sperimentato personalmente di non riuscire ad esprimere la propria "potentia sive virtus intellectiva" in una simile situazione.
Churchill &co avevano ugualmente sperimentato il “flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità”, così chiamano la guerra nel preambolo dello Statuto, e l’avevano sperimentata di persona, con l’aggiunta del peso della politica sulle spalle.

IL FINE DELLE NAZIONI UNITE E’ MANTENERE LA PACE
IL FINE CHE DANTE PONE ALLA BASE DELL’ARGOMENTAZIONE PRO MONARCHIA E’ MANTENERE LA PACE
2)- Dante quindi dimostra l’opportunità che il processo di pacificazione sia guidato da un singolo [IV-V], presentando, fra l’altro, la sottomissione delle varie strutture politiche (città, regni ecc.) a un unico monarca come un atto indispensabile per realizzare nella società mondana un ordinamento unitario che rispecchi quello celeste [V-IX]. "Auctoritas super partes", l’imperatore non solo è necessario per dirimere le controversie che possono sorgere tra i principi e i popoli [X], ma è anche l’unico che, essendo dotato di volontà perfetta e della maggiore potenza possibile, è in grado garantire il pieno esercizio della giustizia. L’estensione illimitata del territorio su cui esercita la propria giurisdizione rende infatti l’imperatore immune dalla passione della cupidigia, che Aristotele (nell’Etica nicomachea) considera il maggiore ostacolo alla giustizia [XI].
-Dal preambolo allo Statuto:
ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI
Di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un'organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.
Punto 5 dell’art.1
I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendano in conformità alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni Unite intraprendano un'azione preventiva o coercitiva.
La parola Iraq vi dice qualcosa? E “armi di distruzioni di massa”?? Forza..un piccolo sforzo..
3)-Dante ci dice che c’è una terza condizione, oltre alla pace e alla giustizia, necessaria all’uomo per attingere alla perfezione della propria natura è la libertà. Posto al vertice di tutti gli ordinamenti politici e legali (i quali sono concepiti proprio per assicurare all’individuo la sua indipendenza), l’imperatore è di fatto il ministro di tutti e, dunque, il primo garante della libertà dell’uomo.
-Punto 3 art.1 statuto
(Fine delle Nazioni Unite è)Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione.
dal preambolo allo statuto
(ci impegnamo…..)a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,(..)

Il principe, l’imperatore, il monarca vegliano sulla nostra libertà.
Le Nazioni Unite vegliano sulla nostra libertà.
Andate un po’avanti a leggere lo Statuto, se avete voglia esaminate un po’ il testo dantesco (chi ve lo impedisce a parte la dea Noia?), e vedrete quante analogie e scoprirete che a volte i termini sono IDENTICI.
Secondo Dante l’istituzione monarchica è "unicus principatus et super omnes in tempore vel in hiis et super hiis que tempore mensurantur" (cioè "principato unico che sta sopra tutti gli altri nel tempo, ossia domina tutte le questioni di ordine temporale"), ma le Nazioni Unite, considerato come agiscono e i loro poteri, cosa sono esattamente? Lo statuto ci parla dei fini e di come funzionano, ma riguardo alla definizione, il problema è liquidato con “Organizzazione Internazionale”. Allora perché non chiamarla “Suprema” o “indiscutibile” o “sovrana”, dato che i caschi blu partono senza mai un referendum ai popoli che le Nazioni Unite dovrebbero rappresentare, popoli spesso interpellati per molto meno.. Ma si sa nel Medioevo se la cavavano meglio di noi con le astrazioni e le definizioni (hanno inventato la persona giuridica, hanno dimostrato l’esistenza di Dio…come competere?..)
Io vorrei, come il tizio delle Iene, che si desse un nome, il nome giusto, alle cose.
Non siamo più nel Medioevo, siamo distratti dalla tv, dal sesso e dalle nostre solitudini, ma dobbiamo riprendere in mano la realtà, perché è anche nostra.
Vi lascio con questa frase lapidaria, presa da Wikipedia, e poi tanto lo sanno tutti…..
Nel dicembre 1945 Senato e la Camera dei Rappresentanti con voto unanime richiesero che la sede delle Nazioni Unite fosse negli Stati Uniti. La richiesta fu accettata e la sede fu costruita a New York sulle rive dell'East River e su un terreno acquistato tramite una donazione di 8,5 milioni di dollari da John D. Rockefeller, Jr.. La sede aprì il 9 gennaio 1951.


Statuto O.N.U, Estratto
Preambolo
NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI
a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità,
a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,
a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti,
a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,
E PER TALI FINI
a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l'uno con l'altro in rapporti di buon vicinato,
ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,
ad assicurare, mediante l'accettazione di principi e l'istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell'interesse comune,
ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,
ABBIAMO RISOLUTO DI UNIRE I NOSTRI SFORZI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI FINI
Di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un'organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.
Capitolo I - Fini e principi
Articolo 1
I fini delle Nazioni Unite sono:
Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;
Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale;
Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione;
Costituire un centro per il coordinamento dell'attività delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.
Articolo 2
L'Organizzazione ed i suoi Membri, nel perseguire i fini enunciati nell'art. 1, devono agire in conformità ai seguenti princìpi:
L'Organizzazione è fondata sul principio della sovrana uguaglianza di tutti i suoi Membri.
I Membri, al fine di assicurare a ciascuno di essi i diritti ed i benefici risultanti dalla loro qualità di Membro, devono adempiere in buona fede gli obblighi da loro assunti in conformità al presente Statuto.
I Membri devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale, e la giustizia, non siano messe in pericolo.
I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.
I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendano in conformità alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni Unite intraprendano un'azione preventiva o coercitiva.
L'Organizzazione deve fare in modo che gli Stati che non sono Membri delle Nazioni Unite agiscano in conformità a questi princìpi, per quanto possa essere necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengano essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto; questo principio non pregiudica però l'applicazione di misure coercitive a norma del capitolo VII.


Lavinia




venerdì 16 febbraio 2007

L'intellettuale


L’intellettuale e’ colui che ha intelletto. L’intelletto e’ la facolta’ di creare delle idee generali dopo averle criticate e distinte mediante il giudizio.

In molti, e a volte anch’io, amano classificare l’intelligenza. Tizio e’ piu’ intelligente di Caio. Sempronio poi e’ proprio un cretino. L’intelligenza pero’ non e’ una caratteristica ordinabile. Quantomeno in assoluto. La facolta’ di creare delle idee generali e’ comune a tutti gli uomini: un idea e’ un immagine proiettata in mente. Confrontando piu’ immagini l’uomo formula un giudizio, volente o nolente. Tizio e’ piu’ alto di Caio. Sempronio, sempre sfigatissimo, e’ un nano. Con altezza di solito intendiamo la distanza che separa l’ultimo ciuffo di capelli dal secondo dito del piede destro, e cio’ si riesce a giudicare discretamente anche ad occhio nudo (supponendo che i nostri sensi non si stiano prendendo gioco di noi, cosa per altro alquanto possibile).

Come giudicare pero’ l’intelligenza? Cosa rende Tizio piu’ intelligente di Caio? La quantita’ di idee prodotte, la velocita’ con cui si formulano tali idee, la loro originalita’?
In base ad ognuno di questi aspetti si puo’ formulare un giudizio: Tizio sviluppa tantissime idee differenti, Caio le partorisce molto in fretta, Sempronio ha una sola idea ma e’ l’unico al mondo ad averla. Ma chi e’ piu’ intelligente? Non si puo’ dire in termini assoluti. Prima di tutto le intelligenze a confronto si devono manifestare; devono diventare azione. Dopodiche’ noi assimiliamo le azioni di cui siamo stati testimoni (e nn l’intelligenza in se`, nota bene!) e le trasformiamo in idee. A questo punto analizziamo criticamente le immagini da noi create e formuliamo un giudizio. In base a questo giudizio di solito decidiamo che Tizio e’ piu’ intelligente di quell’imbecille di Sempronio. La decisione a cui arriviamo e’ prodotta dal nostro intelletto. Diversi intelletti possono dare valore divero alle varie forme in cui prende corpo l’intelligenza. Non si puo’ quindi aspirare ad una classificazione universale dell’intelligenza; ma neanche locale, settoriale, temporale, spaziale. Una valutazione di intelligenza sara’ sempre prima di tutto personale, soggettiva.

L’intelligenza puo’ esternarsi in un numero infinito di modi: qualsiasi azione umana e’ frutto di un processo intellettivo, spesso inconsapevole. Nel decidere come scartare due difensori, un calciatore come Francesco Totti mette in atto un idea che e’ risultato di un istantaneo processo di notevole acume intellettivo. L’esito magistrale dei suoi dribbling dimostra come il processo critico di formazione dell’idea e la sua messa in pratica siano perfetti, geniali, “intelligenti”. Nonostante non sappia l’italiano, Totti e’ quindi un intellettuale di alto spessore.

Se Totti e’ un intellettuale, sfido chiunque a trovar qualcuno che non lo sia.

(F)

domenica 11 febbraio 2007

E' possibile una vera etica laica?

A partire dal VII secolo avanti Cristo ebbe inizio un periodo incredibile per l'umanità. Splendono per la prima volta la Cina di Confucio, la Persia di Zoroastro (o Zarathustra), la Grecia di Clistene e Solone e dei filosofi, l'India di Ashoka, gli arbori del popolo di Israele...

Queste civiltà sono solide all'interno e compatte all'esterno. Prendono infatti corpo in quegli anni quei corpi di verità, che accompagneranno l'uomo per tutta la sua esistenza, fino ad oggi. Accanto ad esse, apparentemente senza centrare una cippa, si diffonde l'uso della moneta. La solidità interna si ha grazie alla verità, il primo regolatore sociale, che da un'etica sociale, una morale comune che stabilisce le norme comportamentali fondandosi proprio sulla verità (frase ridondante, però voglio esser chiaro). Verso l'esterno invece, la moneta permette scambi trasparenti e transazioni facilemente verificabili; si passa dall'area di reciprocità negativa (guerra/difesa) alla reciprocità bilanciata (scambio/baratto istituzionalizzato) secondo (si badi bene!!) le regole fissate poi da Aristotele della Crematistica naturale (cioè senza guadagno: i beni sono scambiati secondo il valor d'uso e non di scambio. Ciò è possibile appunto grazie alla moneta che consente di verificare a tutti l'equità dei prezzi. Stiamo parlando di monete con valore intrinseco, non di fogli di carta). Infatti il punto di incontro tra la reciprocità generalizzata (il dono, che in una comunità garantisce la continuità della vita) e quella negativa (che ha la sua ragion d'essere nell'aggressività umana) si ha appunto nello scambio.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad un'etica religiosa che, senza ipostatizzare l'esistenza di Dio (Buddha non è dottrinario su questo, Confucio neanche, i Greci non ne parliamo) esalta la razionalità dell'uomo come prova della sua diversità dal resto del creato (creato già: perchè se no da dove viene?)e, consapevole dall'altra parte della sua fragilità fisica, mai si sogna di mettersi contro gli Dei. Non li vede, non li sente nè li tocca ma sa che ci sono. Come potrebbero infatti non esistere principi immutabili? Se così fosse l'uomo non concepirebbe le Idee, non avrebbe valori, nè regole, nè etica (questo è Platone, circa).

Specularmente Aristotele parla di substantia: una cosa è il suo fine, o meglio la sua causa finale. Anch egli ipostatizza un oltre: non si parla mai di sovraumano o no, ma di conoscibile o non conoscibile. Questa è l'intuizione dei primi filosofi (già Anassimandro quando parlava dell' apeiron). Essi non liquidano il problema, ma anzi discuotono se sia possibile trovarne una soluzione, consapevoli dei limiti umani. Nell'esaltazione della razionalità, sembra che nessuno avesse mai osato dimenticare di non essere ybristès.

L'etica è molto più vicina della metafisica a darci un idea di assoluto. Kant afferma, nella critica della ragion pura l'impossibilità a parlare di metafisica, elencando alcune antinomie.
Esse, che sembrano precludere all'uomo la possibilità di immaginare un oltre, poichè indimostrabile logicamente, (ma non ne escludono categoricamente l'esistenza), vengono invece "salvate" nella critica della ragion pratica. Afferma in essa kant che il concetto di imperativo categorico, ovvero un comportamento è da considerare morale in modo categorico "senza possibilità di smentita" quando è universalmente riconosciuto, giusto in ogni momento ed in ogni situazione umana. Questo comportamento diventa allora vincolante per la morale di tutti gli uomini, ed una sua mancata applicazione significherebbe azione immorale, ovvero fa della metafisica.

Quindi, a fronte del fatto che l'etica non è mai relativ-individualista, poichè se si basa su se stessi non ha alcuna forza, come lfondare un' etica laica? E se gli altri non fossero d'accordo? Più importante ancora deve essere la stabilità di tali valori; il rischio che ciò va bene oggi non vada più bene domani, o peggio sia diversamente interpretato, va accuratemente evitato.

La Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo fornisce più che un esempio: essa è la prima concretizzazzione del concetto di umanità inteso universalmente ( la costituzione degli Stati Uniti non vale: avevano gli schiavi!).

Ma essa non da un'etica operante all'interno della società, che regoli i rapporti tra individui (ci si affida alla morale tradizionale per essa); la Dichiarazione sembra giustificatamente preoccuparsi di sancire i diritti inalienabili dell'uomo per difenderlo dal potere. Addirittura essa passa, attraverso un looping rovesciato di cui non ci si rende conto, dal difendere diritti ad imporre obblighi (l'istruzione elementare, art. 26, qualunque cosa essa significhi); si trova infatti impotente l'Onu del dover definire dei diritti (si parla di morale, non di banane) senza ricorrere mai a nessuna spiritualità tradizionale, colonna portante della ragion pratica per tutti i popoli della terra. Troviamo quindi, accanto alle dichiarazioni di individualità e inviolabilità delll'individuo (apodittiche purtroppo), degli autentici paradossi: nel momento in cui si preoccupano di salavaguardarlo, le Nazioni Unite finiscono per imporsi, una volta di più, come autorità centrale, più attenta all'emanazione dell giusto/sbagliato che alla difesa dell'uomo. Si legge infatti, tra le altre cose, agli articoli 12-17:

Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. (giusto, ma....)
Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato (???) per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato. (questi che diritti sono? )

Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà. (qui fanno i furbetti: fingono di tutelare un diritto e invece dicono altro)

Infine dei piccoli capolavori:

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite (art. 24)

L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace (art. 26)

Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità (art. 29) (quali????)
Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite (art. 29/3)

Nel tentativo di dare una prima forma ad un'etica laica universale, le Nazioni Unite falliscono miseramente; esse distribuiscono diritti come fosse loro prerogativa (e questo è un male se la gente percepisce la cosa come tale), diritti che a volte toccano da vicino le organizzazioni sociali che ogni popolo ha diritto ad autoeterminare. Inoltre il rimando ai doveri, che sono FONDAMENTALI in una ragion pratica, è una frase all' articolo 29 che vuol dire tutto o niente. Tale dichiarazioni, che pretende di parlare a nome di tutti i popoli della terra, pretende di essere assoluta senza definire un'assoluto, e relativa, poichè la sua vaghezza la rende liberamente interpretabili in più passi. In particolare si pretendono assoluti gli art. 29/3 e 14/2, dove i fini e i principi dell'Onu sono arbitri delle controversie e qualsiasi azioni contro di essi è da giudicarsi contraria alla legge. Insomma con due frasi l'Onu si auto proclama, solo formalmente, l'Autorità, in un tentativo di sostituire se stessa e i principi dichiarati nelle sue emanazioni alle morali tradizionali.


(I)